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DIMAGRIRE, NATURALMENTE !

In questo articolo spieghiamo i meccanismi legati al peso corporeo: perchè non si riesce a perdere peso? perchè una volta perso peso corporeo tendo ad riaccumlarlo nuovamente?



Sommario:
- Dimagrire? con una dieta bilanciata
- dimagrire velocemente? No grazie
- Insulino-resistenza, obesità e sindrome X
- Insulina e controllo del peso corporeo

Dimagrire? si ! ma con una dieta bilanciata e personalizzata
Un buon programma per dimagrire o per il controllo del peso corporeo dovrebbe prevedere una perdere peso dieta bilanciata, personalizzata in base al fabbisogno calorico dell'individuo, tale da produrre un calo di peso corporeo non superiore a 2-4 kg al mese. Ogni organismo infatti possiede un fat-point (livello standard del grasso corporeo) che non è geneticamente stabilito ma semplicemente un livello di grasso divenuto abituale. Il corpo umano tende a difendere questo livello acquisito stimolando la sintesi della lipasi, enzima che favorisce l'immagazzinamento dei grassi, contrastando piuttosto efficacemente gli sforzi di una dieta ipocalorica.


dimagrire velocemente? No grazie:
Solo una perdita di peso lenta e graduale è capace di "ingannare" questo meccanismo, spostando il fat-point lentamente verso il basso. Tuttavia spesso l'obesità è legata a profondi squilibri nel delicato intreccio fra metabolismo di carboidrati, proteine e grassi.
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Insulino-resistenza, obesità e sindrome X
L'insulina è un ormone dinamico coinvolto nel metabolismo dei carboidrati, dei grassi e delle proteine. Capace di ridurre l'appetito e la fame convulsa di carboidrati, ottimizza le capacità dell'organismo di bruciare calorie. Purtroppo accade che molti individui sviluppino una resistenza all'insulina: i siti del recettore insulinico di membrana diventano insensibili all'insulina circolante.
Questo è particolarmente evidente nei tessuti muscolare, adiposo, epatico e del cervello. Per far fronte a tale situazione l'organismo produce più insulina (iperinsulinemia) e va incontro a quella che è chiamata sindrome X, caratterizzata da diabete mellito tipo II (insulino-resistente), sovrappeso, disturbi al cuore e invecchiamento delle arterie, ipertensione.
Alti livelli di insulina nel sangue sono associati con alti livelli di LDL colesterolo (colesterolo trasportato dalle lipoproteine a bassa densità) direttamente correlato col rischio cardiovascolare e bassi livelli di HDL colesterolo (legato alle lipoproteine ad alta densità) inversamente correlato al rischio cardiovascolare. In molti casi l'obesità risulta essere il fattore primario nel determinare disturbi del metabolismo glucidico e della secrezione insulinica.
E' stato dimostrato che una delle cause principali dell'insulino-resistenza è rappresentata da una carenza di cromo biologicamente attivo, parte integrante del fattore di tolleranza al glucosio o GTF (Glucose Tolerance Factor). Tale carenza può instaurarsi per scarso apporto alimentare di cromo, eccessiva eliminazione dello stesso o incapacità dell'organismo a trasformare il cromo disponibile nella forma biologicamente attiva (GTF).


Insulina e controllo del peso corporeo

L'insulina è coinvolta nella regolazione del peso corporeo attraverso diversi meccanismi:
1) controllo del centro ipotalamico della sazietà;
2) stimolazione della sintesi della serotonina;
3) conversione della tiroxina in triiodotironina;
4) mantenimento della massa muscolare magra.

1) Nell'individuo normale l'ingestione di cibo è seguita da un innalzamento del livello glicemico cui segue una secrezione di insulina da parte del pancreas per metabolizzare il glucosio. Il livello ematico di insulina cresce e agisce direttamente stimolando i recettori insulinici di una porzione dell'ipotalamo detta centro della sazietà o appestat che comunica al cervello un segnale di sazietà, impedendo una ulteriore ingestione di cibo. L'insulino-resistenza, insensibilità del recettore insulinico, impedisce la trasmissione di questo messaggio.

2) Frequentemente in molte persone si riscontra un desiderio ossessivo di carboidrati (CCO: Carbohydrate Craving Obesity) spesso collegato a disordini psicologici che si manifestano generalmente con depressione caratterizzata da andamento ciclico circadiano (SAD: Seasonal Affective Disturb -trad: disturbi affettivi stagionali). La regolazione del desiderio di carboidrati e del tono dell'umore è direttamente controllata dalla serotonina (5-idrossi-triptamina) sintetizzata nel cervello a partire dal triptofano, il cui passaggio nel S.N.C. è insulino-dipendente. In condizioni normali un aumento di insulinemia dovuto ad un pasto ricco di carboidrati favorisce la penetrazione di triptofano nel S.N.C. e un conseguente incremento nella sintesi di serotonina che si manifesta con soppressione del desiderio di carboidrati e miglioramento del tono dell'umore. Nell'insulino-resistenza questo meccanismo risulta deficitario e l'organismo continua a richiedere carboidrati col risultato di una eccessiva ingestione di calorie.

3) La ghiandola tiroide è spesso chiamata in causa in certi tipi di obesità. Gli ormoni che essa produce regolano le calorie che l'organismo deve bruciare semplicemente per il mantenimento della vita (metabolismo basale), favoriscono la mobilizzazione delle riserve di grasso per trasformarlo in energia e stimolano la produzione di grasso bruno che attraverso l'ossidazione produce energia. Le ultime due azioni tuttavia non sono legate tanto alla tiroxina (T4), principale ormone secreto dalla tiroide nel sangue, quanto alla triiodotironina (T3) nella quale il T4 è convertito nei tessuti periferici. L'innalzamento dell'insulinemia seguente all'ingestione di carboidrati favorisce tale trasformazione: l'insulino-resistenza blocca questo meccanismo naturale. Pertanto una dieta ipocalorica , soprattutto se a basso contenuto di carboidrati, frena ulteriormente la conversione di T4 in T3 compromettendo il risultato della dieta stessa poichè i grassi accumulati non vengono mobilitati nè bruciati.

4) L'azione anabolizzante dell'insulina è di primaria importanza. Una normale risposta al suo stimolo favorisce la sintesi proteica soprattutto nel tessuto muscolare. Le sue cellule diventano invece particolarmente insensibili nell'insulino-resistenza per cui è possibile che durante il dimagrimento (in seguito ad una dieta ipocalorica) venga persa non solo massa adiposa ma anche una discreta parte di massa muscolare magra. Poichè quest'ultima consuma una grossa quantità di calorie la sua diminuzione provoca un eccesso di calorie inutilizzate ai fini energetici predisponendo ad un nuovo accumulo di grasso (grasso rebound o fat rebound).


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