Microalghe alimentari

Microalghe alimentari

Le microalghe alimentari sono oggetto di molti studi finalizzati a scoprire come potrebbero essere inserite nell'alimentazione.

Pubblicato : 17/03/2017 18:16:32
Categorie : Enrico Nunziati , Erbe officinali

Sommario:

Microalghe alimentari: quali sono e a cosa servono

Molti studi e test in laboratorio stanno cercando di approfondire e dimostrare gli effetti benefici delle microalghe come aiuto alla crescita e nella lotta ai disturbi digestivi. I risultati sono stati in molti casi incoraggianti e quindi spingono a finanziare le ricerche in questo campo. Ma al tempo stesso ci sono delle problematiche che scoraggiano la ricerca. Vale la pena investire in questo settore? Noi pensiamo di si e vi spieghiamo perché.

Uno studio sugli effetti sugli animali

Il valore nutrizionale delle microalghe è stato testato con successo in alcuni test di regime alimentare su animali in un recente studio. Tutti e 96 gli animali usati nell’esperimento sono stati svezzati fino a 28 giorni di età e poi ospitati in stanze separate. Finito il periodo di svezzamento alcuni animali sono stati alimentati senza l’integrazione di microalghe, altri invece hanno ricevuto un integrazione di 1% Spirulina (SP), 1% Chlorella (CV) a periodi alterni. Le statistiche sembrano dimostrare che il l’integrazione di microalghe nell’alimentazione comporti benefici nell’incidenza di diarrea e altri disturbi dell’apparato digerente e dell’intestino.

A che punto sono gli studi sugli effetti?

Ci sono molti fattori che spingono gli studiosi ad approfondire le potenzialità delle microalghe come supplemento nella dieta degli umani. I più evidenti vantaggi rivelati da queste sostanze sono:

  • la velocità e la facilità di crescita anche in ambienti non favorevoli;
  • la produzione di una biomassa omogenea, non suddivisa in componenti con diverse caratteristiche come per le piante terrestri.

Ancora oggi però, se paragonati alla biodiversità delle microalghe, gli studi ad esse dedicati sono marginali.

Ma che cosa frena le ricerche?

Ci sono delle criticità legate agli investimenti. In particolare i limiti dell’utilizzo delle microalghe nella medicina sono da ricondurre soprattutto a:

  • il fatto che richiedono diversi raccolti a distanza di tempo ravvicinato piuttosto che uno abbondante;
  • il conseguente dispendio di sforzi per il raccolto che potrebbero non essere compensati dal contenuto energetico delle microalghe;
  • di conseguenza: i costi di produzione;
  • il contenuto di acidi nucleici in alcune specie di microalghe che potrebbe causare problemi nel metabolismo o calcoli.

Quali sono quelle più utili all’organismo?

Appare chiaro da questa premessa che molto sulle microalghe deve ancora essere detto e scritto. Secondo i dati della Wageningen University, è stata stimata l’esistenza di un numero che va da 200 mila a 800 mila specie di microalghe ma di fatto solo 35 mila sono state descritte scientificamente più nel dettaglio.

La famiglia più nota è quella della Spirulina (Arthrospira): essendo ricca di proteine è particolarmente indicata come ingrediente per integratori sportivi o in stati fisiologici particolari. La spirulina contiene alte percentuali di vitamine, acidi grassi e sostanze antiossidanti.

Quale futuro per le microalghe?

L’interesse per il mercato delle microalghe, soprattutto per il potenziale energetico che contengono, sta crescendo. I maggiori produttori sono negli USA o nel Sud del Pacifico. Tuttavia, nonostante le potenzialità di utilizzo della biomassa algale che sono ormai state intuite, c’è ancora forte bisogno di sperimentazione e sviluppo affinché le potenzialità commerciali di questi microorganismi siano sfruttate a pieno.

Forse è solo questione di tempo.

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