Echinacea: proprietà e controindicazioni

Echinacea: proprietà e controindicazioni

Conosciamo meglio questa pianta che deve il suo nome alla caratteristica forma del suo capolino (l’infiorescenza) le cui brattee pungenti e quasi spinose esteticamente riportano alla mente il riccio ( echinos in greco). Appartenente alla Famiglia delle Asteraceae o Composite (calendula, camomilla, arnica, partenio) è un Genere di pianta che comprende nove specie conosciute delle quali l’ Echinacea purpurea, l’Echinacea angustifolia, e l’ Echinacea pallida sono le tre a particolare interesse salutistico, con la prima di queste considerata tradizionalmente la specie elettiva per l’ impiego fitoterapico; per facilità di esposizione da qui in avanti parleremo genericamente di Echinacea tenendo in considerazione indistintamente le tre specie sopra citate.

Pianta erbacea perenne, cresce fino ai 1500 m. di altitudine, con grande adattabilità ambientale riuscendo a tollerare anche situazioni estreme (siccità e gelo) [1]; può svilupparsi in altezza fino ad un massimo di circa 150 cm. , ha radice a fittone, foglie lanceolate o ellittiche e fiori di un colore che può spaziare tra il bianco-rosato (E. pallida) ed il più caratteristico porpora (E. purpurea). Anche se il periodo di fioritura è tra giugno ed agosto è possibile trovarla anche già al termine del suo periodo di riposo vegetativo (inverno) dalla primavera inoltrata fino all’autunno.

Originaria del Nord America (anche se oramai da tempo è ampiamente coltivata anche in Europa ed in particolare in Germania), l’Echinacea ha una areale di diffusione molto esteso che spazia dalle zone costiere del golfo del Messico, estendendosi ad est fino alla catena montuosa dei monti Appalachi ed ad ovest verso le Rock Mountain (Montagne rocciose). E’ facile quindi comprendere come, proprio grazie all’utilizzo a scopo curativo che alcune popolazioni di nativi americani ne ha fatto per secoli, questa pianta abbia assunto nel tempo poi anche nel Vecchio continente valenza curativa.

L’Echinacea (battezzata prima come Rudbeckia da Linneo nei suoi trattati di tassonomia) è stata una pianta sconosciuta agli Europei fino alle prime colonizzazioni del XVIII° secolo, ma numerose popolazioni di nativi americani (tra le quali Cheyenne, Comanche, Sioux) utilizzavano alcune preparazioni della sua radice per trattare morsi di serpente ed altre forme di avvelenamento, mal di denti, di testa e di stomaco, infezioni, tosse e varie infiammazioni (2,3) già da secoli prima.

Viene citata per la prima volta nel 1762 nel trattato “Flora Virginica” di Clayton dove viene consigliata come trattamento per curare le piaghe da sella dei cavalli (2).

Dopo circa un secolo nel 1852  questa entrerà a far parte dell’American Dispensatory e nel 1870 grazie al medico tedesco H.C.F Meyer  ed al suo “Depurativo del sangue Meyer” un succo di Rudbeckia ed altre sostanze sarà prescritta con un discreto successo per il trattamento di intossicazioni del sangue, morsi di serpente e genericamente come agente antiinfettivo (4). Da qui poi, con gli inizi del ‘900  ebbe iniziò l’avvio della produzione “industriale”  di rimedi a base di Echinacea, che l’ha portata attraversando varie vicissitudini fino ai giorni nostri ad essere un prodotto che negli USA alla fine degli anni ’90 vantava un mercato di svariate centinaia di milioni di dollari (5), ed in Germania è ad oggi l’ingrediente di più di 300 preparazioni farmaceutiche.

Andiamo adesso a scoprire quali sono i “segreti” che la rendono così efficace ed in che modo questa pianta può aiutarci a star meglio.

Come spesso accade nel mondo dei fitoterapici, più che il virtuosismo della singola molecola  è l’armonizzazione di tutti i componenti a dar luogo ad un impeccabile “ sinfonia curativa”che nell’Echinacea è caratterizzata dal suo fitocomplesso. Ad un’analisi più puramente chimica questo  risulta composto da svariate molecole raggruppabili in tre frazioni attive:

  • Frazione polifenolica: echinacoside, acido clorogenico e cicorico, verbascoside (6).
  • Frazione lipofila: principalmente un olio essenziale ricco di isobutilammidi, alchilammidi e sesquiterpeni (7).
  • Frazione polare: polisaccaridi (arabinogalattani, fruttani, xiloglucani[8]) ed in particolare echinacina B ed echinacoside .

Entriamo adesso nel vivo delle capacità curative dell'echinacea, che nell’ultimo secolo ha sempre più acquisito, anche nel nostro continente, una posizione di spicco nella vetrina delle piante curative che la natura ci offre.

Attività immunostimolante.

Se diverse popolazioni di indiani d’America per secoli ne hanno fatto la panacea per le più svariate malattie, la sua “aspecificità terapica” è un chiaro suggerimento che l’ampio spettro d’azione posseduto sia da ascriversi ad una azione di stimolazione del sistema immunitario a tutto tondo, che garantisce un aumento globale della resistenza del nostro organismo agli agenti patogeni.

Prima di tutto l’impiego dell’Echinacea consente un incremento della fagocitosi (cattura ed eliminazione dei patogeni a carico dei globuli bianchi), del numero di neutrofili  e  dei linfociti T e della loro attività (globuli bianchi deputati alla difesa aspecifica dagli agenti patogeni), nonché la stimolazione del rilascio di tutte quelle molecole coinvolte nella risposta immunitaria  “ di primo intervento”(9). Particolarmente sensibili all’azione immunomodulatrice dell’Echinacea si sono mostrate le interleuchine 1, 6 e 10 (IL-1, IL-6, IL-10), con quest’ultima fondamentale in quanto promotrice dell’attività e della motilità dei sopracitati linfociti ( veri e propri spazzini dei patogeni circolanti)(10,11).

Preparazioni a base di Echinacea hanno poi mostrato in vitro, la capacità di influenzare l’espressione genica delle citochine e di alcuni loro prodotti in linee di cellule epiteliali bronchiali infettate sperimentalmente da Rhinovirus neutralizzandolo (12,13).

Infine anche studi effettuati sull’uomo hanno dimostrato miglioramenti netti dell’attività fagocitaria (+120 %) dopo 5 giorni di trattamento con una formulazione in gocce assunta per tre volte al giorno (1,14), suggerendo così l’impiego dell’Echinacea nella prevenzione e terapia delle affezioni che richiedono un importante e pronto contributo delle nostre prime difese immunitarie.

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Attività antimicotica/antibatterica.

Prima d tutto gli estratti di E. purpurea hanno apportato un aumento della mobilità e dell’attività fagocitaria (30-45%)  verso la Candida in vitro (15), nonché in vivo (16), su ratti infettati sperimentalmente, hanno garantito una protezione significativa contro l’infezione (17). Uno studio tedesco effettuato su 203 donne affette da infezioni vaginali ricorrenti da Candida e trattate con crema a base di econazolo associato e non associato con Echinacina, ha confermato nel periodo di monitoraggio previsto che fu di 6 mesi, l’efficacia di questa sostanza nei soggetti trattati con il trattamento congiunto (18).

Molteplici sono i lavori scientifici che hanno evidenziato da parte dell’echinacoside una attività antibatterica, ed in particolare una formulazione multierbe, ha mostrato la sua efficacia sullo Staphilococcus aureus, nonché seppur in misura più ridotta su Escherichia coli e Pseudomonas aeruginosa (19). Effetti inibitori si sono avuti in vitro sulla crescita di Trichomonas vaginalis  trattato con estratto alcolico di E.chinacea angustifolia (20), mentre estratti di E. purpurea hanno dato buoni risultati su Mycobacterium smegmatis, Streptococco piogeno, Legionella, e soprattutto Stafilococco aureo e Hemophilus influenzae (21).
Attività antivirale.

Particolarmente efficace contro l’Herpes simplex di tipo 1 e l’influenza (22) di tipo A2, l’Echinacea ostacola lo sviluppo delle infezioni virali (23) e la secrezione di citochine pro infiammatorie da parte di diverse tipologie di virus che infettano le alte vie respiratorie (24). Studi in vitro hanno confermato l’efficacia degli estratti di Echinacea nel potenziare la resistenza alle infezioni virali nel breve termine (25, 26, 27).

Attività cicatrizzante.

Certamente per questa pianta non è da considerarsi la caratteristica terapeutica regina, ma storicamente è stata utilizzata anche per il trattamento locale di ulcere e di svariate patologie a localizzazione epidermica ed un fondamento scientifico a tutto ciò esiste.

Sia i derivati dell’acido caffeico (28) che l’echinacoside (29) in esso contenuti mostrano infatti una buona attività antijaluronidasica (le jaluronidasi sono enzimi che scindono la matrice sottocutanea accelerando la degradazione e ritardando la riparazione epidermica). Ad ulteriore conferma di ciò vi è uno studio, ancora una volta tedesco, dove il trattamento di individui affetti da scottature di lievi entità o eczema con pomate contenenti echinacea ha portato a completa risoluzione dei casi rispettivamente nel 100% e nell’ 82%  (30).

Risulta  particolarmente indicata quindi anche per il trattamento delle affezioni cutanee come ferite ustioni ed ulcerazioni epidermiche di vario tipo e soprattutto nelle dermatiti, nelle quali bisogna congiuntamente rigenerare i tessuti  e ridurre le possibilità di infezione.

Attività antiossidante.

Alla capacità sopra descritta contribuiscono sicuramente anche le proprietà antiossidanti dell’Echinacea, capace di ridurre la produzione di prostaglandine E2 nonché il metabolismo dell’acido arachidonico.  In particolare i derivati dell’acido caffeico contenuti negli estratti di Echinacea risultano molto efficaci nella regolazione dei radicali liberi (31) che passa attraverso l’attività di “sequestro” di questi ultimi, e per la soppressione delle LDL (32), con conseguente riduzione delle molecole circolanti potenzialmente dannose per il nostro organismo.

Attività antiinfiammatoria.

Diretta conseguenza delle attitudini anti radicali liberi appena elencate (32) è la capacità antinfiammatoria che ne deriva (29). Di supporto a tale attività, come è facile comprendere, è anche la capacità di inibire le ialuronidasi (28),rallentando in tal modo i processi di degradazione dermica e di conseguenza la diffusione libera dei mediatori infiammatori. Gli estratti di Echinacea inoltre, essendo ricchi di alcamidi (33) inibiscono la produzione dei mediatori dell’infiammazione tra i quali il TNFa, e l’ossido nitrico (34, 35), e l’attivazione della prostaglandina E2 (36).

Trattamento delle affezioni non gravi del tratto respiratorio superiore.   

Da un compendio di tutte le indicazioni finora elencate è facile comprendere perché questa pianta, da alcuni decenni , sia stata studiata ed utilizzata sempre più frequentemente per la profilassi ed il trattamento delle malattie da raffreddamento come raffreddore ed influenza (37).  I risultati ottenuti nei diversi studi condotti sembrano dar luogo a risultati abbastanza contrastanti, a causa  della non sempre completa adesione agli standard scientifici di accettabilità di queste sperimentazioni.

E’ bene chiarire però che recenti pubblicazioni che hanno analizzato tutte quelle sperimentazioni che invece aderivano fedelmente agli standard sopracitati, hanno confermato una certa efficacia dell’utilizzo di Echinacea nella profilassi delle malattie da raffreddamento (38), ma soprattutto hanno confermato che gli estratti di questa pianta riducono significativamente sia la possibilità di insorgenza che la durata delle affezioni delle tratto respiratorio superiore (39, 40).

Dosaggio e controindicazioni.

E’ una pianta che non risulta essere tossica (41) e dall’unico effetto collaterale (in taluni casi) di lasciare una sensazione di sapore sgradevole dopo l’assunzione orale (42). Nell’adulto per quanto riguarda il dosaggio massimo giornaliero consigliato questo può essere di 6-9 ml. di succo fresco o al massimo di 7,5 ml di tintura, oppure per ciò che riguarda l’estratto secco di radice in una quantità tra i 2 ed i 5 gr. massimi (43).

E’ bene non superare le dosi “sicure” in quanto seppur non tossico alcuni studi indicano un potenziale effetto di riduzione della motilità degli spermatozoi in seguito all’assunzione in dosi elevate (44).  Si suggerisce di non superare le 8 settimane di trattamento in quanto l’utilizzo protratto può ridurne l’efficacia (45); a tal proposito per massimizzarne gli effetti immunostimolanti è prassi diffusa intervallare periodi di assunzione (circa un mese) a periodi di sospensione del trattamento (due settimane).

Date le sue spiccate proprietà immunostimolanti va da se che il suo utilizzo sia sconsigliato in tutti quei pazienti in terapia immunosoppressiva e nei soggetti affetti da patologie autoimmuni (malattia tubercolare, lupus, sclerosi multipla, leucocitosi)(46, 47). 

Studi preliminari  scongiurano effetti teratogeni da parte dell’Echinacea (48).


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Luigi formisano
Biologo, libero professionista esperto di comunicazione scientifica e traduttore di testi medico-scientifici ed ordinari per aziende e privati. Si occupa anche di collaborazioni come consulente esterno in traduzione e/o editoriale on-line. Altre esperienze lavorative hanno riguardato traduzioni di testi nell' ambito della chimica, medicina, agopuntura, neuroscienze, fitofarmacologia e, nell'ambito della traduzione ordinaria, nel campo del lavoro interinale e commerciale.

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